Maxifrode fiscale da 10 milioni di euro: denunciati 10 imprenditori (9 sono cinesi)

Le inadempienze in materia di lavoro hanno portato all'individuazione di 55 lavoratori dipendenti irregolari e all'omesso versamento di ritenute per oltre 40mila euro

136

La denuncia di 10 imprenditori (9 cinesi e un italiano) e il sequestro di beni per circa 4,2 milioni di euro sono il bilancio dell’operazione “Domino cinese” della Tenenza di Porto Recanati della Gdf, che ha permesso di smascherare un articolato intreccio di aziende coinvolte, a vario titolo, in una maxi frode fiscale di oltre 10 milioni di euro, oltre a vari illeciti in materia di lavoro e di normativa antiriciclaggio.

L’indagine di polizia economico-finanziaria e giudiziaria, coordinata dal procuratore della Repubblica di Macerata Giovanni Giorgio, è durata circa due anni e coinvolto imprese anche al di fuori delle Marche. Interessate, in particolare, 11 imprese operanti nel settore della lavorazione delle tomaie.

Ammonta a oltre 10 milioni di euro la base imponibile ai fini delle imposte sui redditi complessivamente evasa, mentre l’Iva sottratta è di oltre 2,5 milioni di euro. Le inadempienze in materia di lavoro hanno portato all’individuazione di 55 lavoratori dipendenti irregolari e all’omesso versamento di ritenute per oltre 40mila euro.

Il sistema di frode consisteva, in sostanza, nell’utilizzare partite Iva di imprenditori inconsapevoli, sia italiani che cinesi, per mezzo delle quali fatturare prestazioni per orlature di tomaie che, in realtà, erano fornite “in nero” da altre imprese gestite da cinesi. I pagamenti delle prestazioni non fatturate venivano regolati per contanti, con prelevamenti effettuati sui conti bancari di due imprese “filtro”.

La Guardia di finanza ha accertato trasferimenti di denaro contante, violazioni alla normativa antiriciclaggio, per circa 800mila euro, che hanno portato alla contestazione di sanzioni amministrative per circa 300mila euro e alla denuncia di una persona per uso improprio dei conti bancari.

Dominus del sistema di frode un imprenditore italiano, gli imprenditori cinesi, oltre all’omessa fatturazione, hanno autoprodotto fatture false per circa 900mila euro.