L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 22 aprile 2019

I renziani sono salvi...non dovranno cambiare carro

di Angelo Gattafoni
DITO IN UN OCCHIO - Tra i  Referendum dell’era repubblicana italiana questo della scorsa  domenica 4 dicembre ha assunto una valenza tutta particolare.

All’inizio fu quello tra Monarchia e Repubblica, che segnò una spartiacque definitivo tra passato e futuro del popolo italiano. Poi furono i referendum sui diritti civili: quello sul divorzio, prima e quello sull’aborto poi, che segnarono il percorso di civiltà della Nazione. Poi furono tanti Referendum “minori”, la cui inflazione finì per farne fallire la maggior parte per mancanza di “quorum”. Il Referendum sulla riforma costituzionale Renzi – Boschi non prevedeva il “quorum” ed ha dato una risposta incontestabile contro la modifica della Carta fondamentale.

La sera dello spoglio quando, poco dopo le 23, il primo exit poll ha prefigurato un notevole distacco a favore del NO, tutti hanno pensato che fosse  la solita bufala dei sondaggi.  Ma poi è andata come è andata. A quel punto ho rivolto il mio pensiero partecipe ai tanti renziani di tutte le ore  che hanno visto, di lì a poco, un Matteo, sconfitto ed incerottato, rassegnare le dimissioni da premier. Prima di tutto ai più noti  ed adoranti: da Comi a Ceriscioli, da Morgoni a Carrescia, da Ricci a Ricci e, poi ai loro vassalli, valvassori e valvassini. Quella è stata una notte in cui l’insonnia renziana ha raggiunto limiti mai visti. Anche se, poi, molti hanno preso sonno incoraggiati da un particolare. Renzi, venendo meno all’impegno preso in campagna elettorale, non aveva ripetuto che si sarebbe dimesso da segretario PD, né che avrebbe lasciato la politica.

Poi, nei giorni seguenti, il redivivo dalla lingua biforcuta ha pronunciato le sue condizioni, che hanno fatto tirare un sospiro di sollievo ai devoti vecchi e nuovi. Ed io li capisco! Non è tanto l’amaro sapore della sconfitta, quanto la rogna di scendere dal carro e salire sull’altro carro e, questa volta, è stato lì lì per succedere. Il più fregato di tutti sarebbe stato Giulio Silenzi, detto l’algoritmo, renzizziatosi all’ultimo momento. Ancora una volta ha azzeccato carro. E, comunque, come sempre, per cautela, aspettiamo il responso dei mercati: quello del mercoledì di Macerata, del sabato di Civitanova e della domenica di Apiro.

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