L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 21 ottobre 2019

Allarme Eurispes: "Redditi delle famiglie non sono sufficienti per una vita dignitosa"

I redditi di una famiglia tipo in varie città del Nord, del Centro e del Sud Italia non sono sufficienti a fare fronte alle spese necessarie per condurre una vita dignitosa. E' quanto emerge lo studio elaborato dall'Eurispes dal titolo "Italian spread" nel quale vengono analizzati la differenza tra ricchezza, redditi dichiarati e tenore di vita delle famiglie italiane. Questo, spiega l'Eurispes è il principale fattore che spinge una percentuale sempre più elevata di persone a cercare altre risorse attraverso soprattutto un doppio lavoro. Insomma, si sottolinea, con la crisi economica oltre allo spread sui titoli di Stato cresce anche quello tutto italiano tra ricchezza reale, redditi dichiarati e tenore di vita delle famiglie italiane, un differenziale che, soprattutto nelle regioni e nelle province del Sud, registra livelli significativamente elevati. È innegabile, prosegue lo studio, che le misure di risanamento adottate negli ultimi anni, oltre ad innescare una pericolosa spirale recessiva, spingono verso il sommerso parte della produzione e della ricchezza del nostro Paese. Ma quello che più sorprende, sottolinea l'Eurispes, è la diversa distribuzione del fenomeno sul territorio. Analizzando e mettendo a confronto le principali voci di entrata e uscita del bilancio di una famiglia italiana-tipo, emergono differenziali significativi tra le diverse regioni del Paese con il primato assoluto delle regioni del Mezzogiorno. L'osservazione dei dati su base regionale, infatti, pone al primo posto la Puglia, dove lo spread tra ricchezza dichiarata e benessere reale si attesta a 54 punti base, seguita da Sicilia, Campania e Calabria (spread rispettivamente di 53, 51 e 50 punti). Se si osservano i valori associati alle singole province, la variabilità dello spread e, quindi, l'incidenza del sommerso sull'economia del territorio, risulta ancora più marcata. In 18 province lo spread supera, infatti, quota 50 punti (Catania, Ragusa, Sassari, Brindisi ed Agrigento in testa, con differenziali pari o superiori a 57 punti base). Altre 60 province (la maggioranza assoluta) ha uno spread compreso tra 20 (Reggio nell'Emilia) e 50 (Avellino, Siracusa, Reggio di Calabria). Si tratta in prevalenza di province localizzate nel Mezzogiorno e nel Centro Italia. Mentre le province di Milano e di Aosta si confermano quelle più coerenti nel rapporto tra entrare e uscite, con uno spread rispettivamente a 0 e a 1 punto base.

Agenzia Dire (www.dire.it)

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