L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

domenica, 21 luglio 2019

Turismo per caso nelle Marche. Quale primo bilancio?

La pioggia, dopo questa torrida estate, ci ha detto che è ormai tempo di bilanci nel turismo e in particolare in quello delle Marche. In tanti, da nord a sud, si sono già spesi in pareri e previsioni; alcuni parlano di perdite dal 30 al 50% e di “estate da dimenticare”, mentre altri sono più ottimisti, come il Presidente di Confindustria Marche che parla di un 5% da attribuire solo al mare, mentre l’entroterra tiene. Certo, i dati dovrebbero essere scientifici e l’Osservatorio della regione Marche, voluto fortemente e finalmente da Spacca, dovrebbe iniziare a farne una lettura approfondita; per capire se perdiamo, quali sono i Paesi che cominciano a tradirci e quali quelli su cui vale la pena d’investire, come indica Nando Filippetti presidente della Eden Viaggi e dell’Astoi associazione Italiana Tour operator. L’Istat sia pur sempre in ritardo ( 4 luglio 2012 ) fornisce alcuni numeri della stagione 2010 che ci aiutano comunque a capire più nel dettaglio l'indotto economico del turismo in Italia: 83 miliardi di euro. Il 32% proveniente dall’attività di alberghi e ristoranti, il 22% dalle seconde case in affitto o occupate direttamente, l’11% dai trasporti il 2% dai tour Operator e agenzie viaggio, il 2% dai servizi culturali, sportivi e ricreativi, il 7% dai villaggi, il 7,7% dal commercio, il restante da agriturismo, country house e indotto. La Regione Marche non è certamente la più gettonata, con meno del 4%, nonostante 180 km di spiaggia e il più grande contenitore di beni culturali.

Questi dati ci dicono che sono i turisti e non gli escursionisti che portano denaro e che tutto ciò che attira folle e non turisti ha un effetto economico modestissimo. Nella nostra Regione alcuni eventi e manifestazioni, più o meno eccellenti, hanno avuto straripanti moltitudini di spettatori, ma tra di essi poche erano vere e proprie presenze turistiche. Se siamo in tempo di risparmi bene sarebbe che da subito si iniziasse una seria riflessione su quanto si è fatto in questa stagione splendida per arricchire l'offerta turistica e quanto per fare campagna elettorale. In attesa dei dati più precisi che verranno forniti dall'Osservatorio regionale sulla appena trascorsa stagione, Federalberghi nazionale canta vittoria perché le "perdite"sono risultate inferiori al temuto. Per le Marche riferisce che le presenze sarebbero diminuite a luglio dell'8% e ad agosto del 2,5%, a fronte di un dato nazionale rispettivamente del 5% e 1,1%. Ma, dicono molti operatori, va considerato che il clima di agosto di quest'anno ha favorito il settore e che, partendo da un dato abbastanza basso, le Marche non si possono accontentare di un decremento inferiore al previsto ( peraltro superiore alla media ) ma dovrebbero puntare a crescere.

Appare quindi confermato quello che gli esperti più accorti continuano a ripetere. Una Regione, che con il turismo vuol creare il suo secondo volano di sviluppo, deve pensare a quali potrebbero essere i turismi delle Marche, dai borghi agli eremi, dalle terme alle abbazie; deve puntare molto sull’arte, sugli eventi, sulla alleanza mare-cultura e mare-entroterra, che può realizzarsi solo con intese pubblico privato. Aggiungono che il Piano promozionale turistico della Regione è ben strutturato ed appronta indicazioni dettagliate agli operatori e agli amministratori. Ma quanti di loro le leggono? Forse alcuni, ma per cercare risorse per questo o quell’evento da organizzare nel proprio territorio. Molti imprenditori in particolare, fatta esclusione per alcuni, vedi il consorzio Marche Viaggiare che ha sempre il suo ricco programma di iniziative di promozione in Italia e in Europa, aspettano ancora che riprenda a scendere la manna dal cielo, senza accorgersi che dal cielo non scende più neanche acqua.

Lamentano la mancanza di un piano operativo strategico di rilancio e la quasi assenza di investimenti privati in promozione e commercializzazione. Il rammarico è che non ci sia un tentativo di mettersi insieme per fare sistema, mentre le associazioni di categorie si limitano solo a fare spot o ad intonare il rituale pianto greco. Le Camere di commercio fanno solo le statistiche sulle aziende che chiudono e su quelle che aprono, mentre potrebbero e dovrebbero adoperarsi per aiutare le imprese in difficoltà, inducendole anche ad associarsi. In questo momento, concludono, c’è bisogno di fare tutti uno sforzo culturale per superare localismi e modi di pensare ed agire logorati dal tempo. Sui mercati nazionali e internazionali la concorrenza è agguerrita , quelli che vorranno restare a fare questo splendido lavoro, dovranno armarsi e...partire per il fronte.

Pellegrinaggio

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