L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

giovedì, 18 luglio 2019

Vinitaly, ecco le storie del mollo tutto e vado in vigna

MARCHE - Mollo tutto e vado in vigna. E’ la scelta fatta da diversi imprenditori che la Coldiretti Marche ha raccontato al Vinitaly, a conferma di una tendenza al ritorno dei campi che vede proprio il vino tra i settori più gettonati.

Nicola Splendiani faceva l’impiegato di banca, con un’assunzione a tempo indeterminato. A cambiare la sua vita è il terremoto de l’Aquila. Al di là delle sue origini aquilane, questo tragico evento lo ha fatto riflettere anche sui "sogni che non avevo realizzato". Dice addio al posto fisso in banca e, con la moglie Giusy, decide di “rimettere in funzione” alcuni terreni abbandonati di proprietà della famiglia di lei, ad Ancona. Nasce così l’azienda Podere Giustini, con una produzione di vini Doc e la curiosità di un’etichetta dove viene raccontata una tragica storia d’amore nella seconda guerra mondiale. Massimo e Pascale Palmieri lavoravano a Milano, lui come tour operator, lei come addetta al marketing di una grande azienda di articoli sportivi. All’improvviso decidono di molare tutto e inventarsi una nuova vita, stavolta in campagna. Scelgono (lui pugliese, lei francese) le Marche e trovano un terreno a San Marcello, lungo la Vallesina, in provincia di Ancona. Si parte da un casolare abbandonato e da un campo coltivato a cipolle che in poco tempo “trasformano” in una agriturismo ecosostenibile e in un vigneto di Lacrima di Moro d’Alba e Verdicchio Doc.

Dalla Borsa di New York alle campagne di Senigallia è, invece, il percorso seguito da Manuel Giobbi. Fino a quattro anni fa lavorava come trader finanziario, quindici ore al giorno incollato al computer. Poi arriva l’idea di dire addio ai mercati e utilizzare alcuni terreni di famiglia per provare a farne un lavoro. Parte così la produzione di vino Rosso Piceno e Lacrima di Morro d’Alba, che ottiene subito riconoscimenti, oltre che di olio. Il tutto venduto direttamente in azienda e attraverso l’e-commerce.

Nico Speranza viveva, invece, a Verona, dove lavorava nel settore della progettazione tecnica. Poi la scelta di mollare tutto e tornare nelle Marche, scegliendo il settore del vino per avviare la propria attività e realizzando una cantina ecocompatibile.Realizza così un impianto geotermico e uno fotovoltaico, che consentono anche un abbattimento dei costi e delle emissioni di anidride carbonica, mentre rame, zolfo e micro-ossigenazione tutelano la qualità di uve e nettare di Bacco prodotti nell’azienda vinicola, battezzata Vittorini.

Pellegrinaggio

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