L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

mercoledì, 17 luglio 2019

Donne e politica, quando la dignità è dignità di tutti e come tale va rispetatta

Cortei, appelli, raccolte firme: in tutto il Paese e anche nelle Marche si moltiplicano le iniziative a sostegno della dignità delle donne, alla luce degli avvenimenti che vedono protagonista il Presidente del Consiglio e “certe sue abitudini”. Mobilitazioni che trovano anche l'appoggio degli “altri uomini”, quelli che non si riconoscono nel “ modello del maschio stallone o ruffiano”, come dice Moni Ovadia, uno dei firmatari. Insomma, tutto nella norma. Esplode lo scandalo politico giudiziario che svela retroscena da dark room in casa della quarta carica più alta della Repubblica Italiana, e parte della società civile si indigna e fa sentire la propria voce. Donne, in primo luogo, che si dissociano dall'immagine femminile che emerge da tutte queste torbide vicende. Torbide non soltanto perché il vocabolario della politica è sceso inesorabilmente verso le parti più basse, ma sopratutto perché quello che realmente dovrebbe far preoccupare ed indignare, è – ancora una volta- un modo di fare politica che non ci appartiene. Corruzione? Menzogna? Compravendita di favori, di seggi, di potere?. Chi di dovere darà risposte, ma è da qui che parte la mia riflessione.

 

Non ho mai avuto alcun dubbio sul fatto che delle donne ricorrano a favori sessuali per potersi comprare una Vuitton o per fare carriera. Ho pure sempre pensato che la stragrande maggioranza degli uomini non sia composta da lacchè o bifolchi servitori. Eppure, ogni qual volta emerge una vicenda che abbia a che fare col corpo delle donne e con la loro sessualità, si deve ribadire che non tutte sono in un certo modo. Quando sento dire da Mario Borghezio che l'Abruzzo è un peso morto e che i terremotati fanno solo grandi sceneggiate, non penso mica che tutti gli uomini siano come lui. Quando è balzato alla cronaca il caso Marrazzo, non ho pensato che tutti gli uomini sposati e padri di famiglia avessero un fidanzato transessuale segreto.

Quando si tratta di donne, invece, bisogna sempre specificare, prendere le distanze: dalla squinzia rubacuori che ha scelto una scorciatoia per guadagnare bene, dalla “parlamentare raccomandata”, dalla valletta muta. E sono le donne stesse le prime a sentirsi accusate e giudicate per la loro natura. Non si capisce perché la mancanza di morale e di competenze siano tollerate – se non addirittura accettate- se si tratta di un uomo, mentre se si tratta di una donna viene automaticamente messa sotto accusa l'intera categoria. Sopratutto non viene quasi mai considerato il fatto che alcune di loro certe scorciatoie le scelgono liberamente. Essere inetto e volgare non è un problema, essere di facili costumi sì. E perché mai? Perché per una minoranza deve essere condannata l'intera identità femminile? E perché la mobilitazione civile si indigna solo quando saltano fuori affaire stile Ruby? Certo, è alquanto deprimente vedere come alcune, poche donne scelgano vie più brevi per ottenere cose che potrebbero avere usando la propria arguzia ed intelligenza; è altrettanto deprimente l'immagine di chi si diletta in festini orgiastici con giovani e collagenate signorine.

Per quanto mi riguarda, resta comunque più indecente chi per far carriera politica concede favori alla mafia, di una che per far carriera concede favori sessuali. Se decidiamo di indignarci, indignamoci per questo. “ L'Italia non è una repubblica fondata sulla prostituzione”, recita lo slogan di una delle tante manifestazioni di questi giorni: ma di quale prostituzione si parla? Anche la piaggeria, il servilismo, l'adulazione sono forme di prostituzione, praticate con abitudine e senza vergogna da molti uomini, ad esempio. Scendere in piazza per difendere la dignità delle donne va bene, benissimo, è cosa sana e giusta. Ma questa dignità viene calpestata non perché qualche ragazza intraprendente ha scelto di inginocchiarsi al potere, ma perché nella nostra Bell'Italia c'è una reale discriminazione delle donne nel mondo del lavoro, in quello sociale, in quello familiare. Meno di una donna su due ha un posto di lavoro, la violenza carnale sulle donne è spesso punita con blande pene per i colpevoli, la libertà di scelta sulla riproduzione di fatto non esiste e la maternità di fatto è ostacolata dalla mancanza di politiche sociali mirate.

A parità di ruolo e di mansioni, una donna percepisce in media anche il 20% in meno dello stipendio di un uomo: ma perché? A parità di requisiti ed esperienze ancora poche donne raggiungono alti incarichi manageriali o istituzionali. Discriminazioni inaccettabili ed ingiustificabili basate sulla diversità di categoria: essere trattata da “donna” vuol dire anche questo. Ma le categorie sono inutili e pericolose e nessuno dovrebbe farne parte. Concludo: la dignità delle donne è dignità di tutti e riguarda tutti, perché le donne non sono una categoria di facile uso e consumo, sono prima di ogni cosa delle cittadine, delle persone, e come tali devono essere considerate.

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