L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 14 ottobre 2019

Monti rispolvera l'Ici? Costerebbe 160 euro all'anno per ogni famiglia marchigiana

Da un minimo di 113,60 euro per gli abitanti di Ancona ad un massimo di 158,60 euro per quelli di Macerata. E’ questo il peso che avrebbe sulle famiglie marchigiane l’eventuale reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, secondo una stima elaborata dal servizio politiche fiscali della Uil.  Negli altri capoluoghi di provincia marchigiani, l’importo si aggira poco sopra i 135 euro, in linea con la media italiana di 136 euro a famiglia all’anno, calcolata per un appartamento di 80 metri quadrati in zona semiperiferica.

“La reintroduzione dell’Ici sulla prima casa grava pesantemente sulle famiglie che hanno compiuto sacrifici enormi per acquistarla o che stanno ancora pagando le rate del mutuo – sottolinea Graziano Fioretti, segretario generale della Uil Marche – e potrebbe, tra l’altro, essere inasprita dall’addizionale (0,5 per mille sulla base imponibile ICI) che il decreto sul federalismo municipale ha introdotto dando ai comuni, dal prossimo anno, la possibilità di deliberare una nuova imposta di scopo per la realizzazione di opere pubbliche. A ciò, inoltre, si aggiunge la cosiddetta service tax, introdotta dal Decreto correttivo del fisco municipale approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 ottobre scorso, con cui si prevede il pagamento dell’Ici sulla prima casa con un’aliquota del 2 per mille a carico di chiunque occupi un immobile adibito ad abitazione, comprese quindi le famiglie in affitto.”

“I comuni devono reperire le risorse, indispensabili per migliorare i servizi sul territorio, svolgendo innanzitutto un ruolo attivo nella lotta all’evasione fiscale, istituendo, se non l’hanno ancora fatto, i Consigli tributari e, soprattutto, rendendoli immediatamente operativi. Risorse necessarie – conclude Fioretti - anche all’attuazione di una riforma fiscale che, come la Uil chiede al nuovo Governo, miri a far pagare di più chi ha maggiore disponibilità, a partire da quel 10% di persone nelle cui mani si concentra il 60% della ricchezza del Paese e che sia in grado di ridurre le imposte per i lavoratori dipendenti e pensionati, aumentandone il potere di acquisto e rilanciare i consumi e la crescita.

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