L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 14 ottobre 2019

Metà comune, metà ecovillaggio. Avventura "indiscreta" al Braziers Park

EcovillaggioConvivenza pacifica e sostenibilità ambientale. Chimere o obiettivi concreti? La ricerca della soluzione a tale interrogativo è il motore che da più di mezzo secolo anima un piccolo, grande esperimento sociale nel cuore della campagna inglese.  Siamo a Ipsden, nel South Oxfordshire. A metà strada fra la città di Reading e la celebre Oxford, alberi, cespugli e coltivazioni si inseguono per chilometri. Anzi, per miglia. I segni particolari di questo paesino di non più di 400 abitanti sono forse tre: il verde intenso dell'orizzonte, spezzato "solo" dalla sagoma lontana della centrale energetica Didcot; la villa di Rowan Atkinson, attore famoso in Italia quasi esclusivamente per il personaggio di Mr. Bean; e il Braziers Park, l'“esperimento” sopra menzionato.

È proprio qui che ci troviamo, ed è proprio da qui che parte la nostra "indagine". Il Braziers Park occupa una superficie di poco meno di 25 ettari. L'edificio principale è costituito da una villa a tre piani della fine del XVII secolo, attorno alla quale orbitano edifici minori, usati a scopo abitativo o adibiti ad altre utilità pratiche. Dagli anni '50, il "parco" è la casa di una ventina di persone, che si avvicendano da ogni parte del mondo come ospiti temporanei o come inquilini in pianta stabile. La maggior parte di essi vi abita da non più di tre anni, seppure tutti loro avessero vissuto qui prima come lavoratori volontari, ed anche se non mancano significative eccezioni. Come quella di Nonny, anziana signora, ex insegnante di inglese che qui ha deciso di trasferirsi negli anni '60.

Il fondatore di questa comunità è Norman Glaister, psichiatra e filantropo che, conclusasi la Seconda Guerra Mondiale, diviene proprietario di un maniero appartenuto, per un breve periodo, anche alla famiglia di Ian Fleming, lo scrittore padre di James Bond.

Scopo dichiarato dell'esperimento di Glaister, che continua ad oltre cinquant'anni dalla sua scomparsa, è quello di "ricercare nella pratica un sistema che migliori la condizione umana". Una settimana - tanto è il tempo che ci troviamo in questo posto - è ancora troppo poco per capire se e quanto questi "avventurieri dell'ordinario" siano prossimi alla loro meta. Quello che si può dire, tuttavia, è che il fine tende a perdersi nella quotidianità e che, per qualche motivo, tale condizione pare funzionare abbastanza bene da 60 anni a questa parte.

Qui, i "turni" di lavoro sono gestiti collettivamente su base settimanale, ma l'organizzazione nei dettagli delle singole mansioni avviene giornalmente, nel corso di brevi incontri che si svolgono la mattina, alle 9 in punto. Questo è il momento in cui è possibile offrirsi volontari per specifici e ulteriori servizi, o per segnalare disagi o ancora per porre all'attenzione del gruppo problematiche eventualmente riscontrate nelle giornate precedenti.

Esistono diverse categorie di attività, definite "pod", fra le quali si possono dividere i compiti da svolgere, per lo più a rotazione. Si va dalle tipiche mansioni domestiche, quali la cucina e le pulizie, ai "mestieri" del giardinaggio, dell'allevamento o della manutenzione fino alle attività di segreteria e ufficio. Le fonti di sostentamento della comunità sono principalmente due. Specialmente nei fine settimana e nelle stagioni più calde, in Braziers Park funziona in tutto e per tutto come un austero Bed & Breakfast, che può ospitare come clienti dalle quindici alle venti persone oltre a quelle che usualmente vi abitano. Questo, oltre ad una fitta organizzazione di eventi e caratteristici workshop anche nei mesi invernali, rappresenta un modo importantissimo attraverso cui la comunità è in grado di mantenersi finanziariamente.

In secondo luogo, il Braziers Park può contare sulle proprie coltivazioni e su una serra, che lo rendono in parte autosufficiente sotto l'aspetto alimentare. Quest'ultima è solo una delle peculiarità che rendono il Braziers Park, oltre che la sede di uno studio vivo sui modi di intendere la società, anche un importante esempio di ciò che in tempi recenti è noto col termine di "ecovillaggio".

Non solo l'autosufficienza produttiva e quella energetica sono uno fra gli obiettivi di medio periodo più ambiti, ma lo sono in generale la riduzione dell'impronta ambientale, che avviene soprattutto grazie alla "tecnica" del riuso, all'utilizzo di beni ecologici e provenienti dalle filiere corte, e ad un servizio di riciclaggio dei rifiuti e nettezza "urbana" che in questa zona, grazie ad una amministrazione sicuramente più attenta di molte altre, appare essere più che capillare ed accettato di buon grado dai cittadini.

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