L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

mercoledì, 16 ottobre 2019

Bebè in arrivo. In tre anni, nelle Marche, 1.750 mamme lasciato il lavoro

Millesettecentocinquanta: è questo il numero delle mamme lavoratrici che nel triennio 2009-11 hanno lasciato il lavoro nel primo anno di vita del bambino nelle Marche, di cui 620 nel 2011. Sono passati più di 40 anni dalla Legge 1204/71 sui diritti e le tutele delle lavoratrici madri (oggi Legge 151/01) e altrettanti dalla Legge 1044/71 sugli asili nido, ma ancora le donne sono costrette alle dimissioni  per mancanza di asili o per le difficoltà a conciliare lavoro e maternità. Dati preoccupanti soprattutto in questo momento di crisi economica e occupazionale.

 

Secondo i dati forniti dalla Direzione Regionale del Lavoro e rielaborati dalla CGIL Marche, nel 2011, 620 lavoratrici si sono dimesse “volontariamente” nel primo anno di vita del bambino andando a convalidare le proprie dimissioni alla Direzione Provinciale del Lavoro. Ad esse si aggiungono le mamme lavoratrici che si dimettono dopo i 12 mesi di vita del bambino, non tenute alla convalida alla DPL, difficili da quantificare. Per non parlare delle tante lavoratrici precarie per le quali la maternità significa spesso la perdita di ogni speranza di rinnovo del contratto.

Un fenomeno quello delle dimissioni che torna a crescere sia rispetto all’anno precedente quando le dimissioni sono state 578 (+7.3%) che rispetto al 2009 quanto se ne sono convalidate 552 (+12,3%). Si tratta di dati preoccupanti soprattutto in questo momento di crisi che penalizza particolarmente le donne. Infatti, anche nella nostra regione permane una situazione di forte incertezza nel mercato del lavoro; secondo i dati dell’Istat, nel terzo trimestre del 2011, il tasso di disoccupazione femminile torna a crescere prepotentemente raggiungendo l’8,4%: il valore più alto degli ultimi 15 anni, con 26mila donne in cerca di lavoro (5mila in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Nelle Marche, nei primi 10 mesi del 2011, a seguito di crisi aziendali, sono state licenziate e iscritte nelle liste di mobilità 3.789 donne, pari al 43,9% del totale.

Ma chi sono le lavoratrici che lasciano il lavoro alla nascita di un figlio, soprattutto in questo momento nel quale un posto di lavoro è tanto prezioso? Età. La maggior parte delle donne è abbastanza giovane: il 60,5% di loro ha un’età compresa tra 26 e 35 anni e il 12,3% ha dai 19 ai 25 anni. Figli. La maggior parte delle lavoratrici ha almeno un figlio o comunque presenta le dimissioni dopo la nascita del primo bambino (59,4%); significativo anche il numero delle donne che hanno due figli (32,1%) o più (5,0%). Più limitato il numero di coloro che lasciano il lavoro durante la gravidanza (3,5%). Anzianità lavorativa. Le donne che lasciano il lavoro hanno generalmente una breve anzianità lavorativa: quasi il 90% di loro ha un’anzianità inferiore a 10 anni di cui la metà inferiore a 3 anni. Dimensione aziendale. Le imprese dalle quali le lavoratrici provengono sono prevalentemente di piccole e piccolissime dimensioni, quasi sempre non sindacalizzate e dove è maggiore il senso di isolamento e la solitudine della lavoratrice: i due terzi delle aziende che le donne lasciano quando nasce un figlio ha meno di 15 dipendenti (67,3%)e il 17,3% ha tra 16 e 50 dipendenti. Settore produttivo. Le donne dimissionarie provengono principalmente dai settori del commercio (32,7%) e dell’industria (22,7%), seguiti dai settori del credito e assicurazioni (1,8%) e dall’agricoltura (1,5%); per un significativo numero di lavoratrici non viene specificato il settore produttivo di provenienza. Motivazioni.

Tra i motivi della scelta di lasciare il posto di lavoro prevalgono le difficoltà connesse alla presenza, agli orari e ai costi e ai servizi: per la maggior parte delle donne la mancanza di posti nell’asilo nido, o comunque il mancato accoglimento del neonato al nido, rende incompatibile l’occupazione lavorativa e l’assistenza al bambino (25,2%). Di poco inferiore la percentuale di coloro che lasciano il lavoro non potendo contare sull’assistenza al neonato neanche da parte di una rete parentale di supporto (23,7%). Significativo anche il numero delle donne che lascia il lavoro a causa degli elevati costi dei servizi di assistenza al bambino per asili nido, baby sitter, ecc. (6,9%) o per la mancata concessione del part time da parte dell’azienda (6,8%). Il 13,4% delle lavoratrici si dimette per passare ad altra azienda. Ma poi c’è anche un 20,0% di donne che lascia il lavoro per dedicarsi interamente alla famiglia e in particolare alla cura dei figli.

“Le reali motivazioni di queste donne vanno conosciute e comprese per non lasciarle sole di fronte ad una scelta che può essere molto difficile – commenta Daniela Barbaresi, segretaria regionale Cgil - Soprattutto occorre conoscere il fenomeno per intervenire in maniera efficace attraverso politiche adeguate: quelle del lavoro, politiche sociali ed educative, per garantire un’adeguata rete di servizi a partire da quelli per la prima infanzia. Non solo. Occorre anche ripristinare la legge che impedisce la vergognosa pratica delle dimissioni ‘in bianco’”.

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